In economia, per iperinflazione si intende una situazione di inflazione particolarmente elevata, con prezzi che aumentano a tassi molto elevati in un breve lasso di tempo.

Per poter capire meglio cos’è l’iperinflazione, è importante avere chiaro il concetto di inflazione. L’inflazione è un sostenuto aumento nel livello generale dei prezzi di beni e servizi in un determinato periodo di tempo.

Con l’iperinflazione, l’inflazione raggiunge livelli molto elevati in tempi molto brevi, erodendo quindi velocemente il valore reale della moneta locale. In una situazione di questo tipo le persone, per poter ridurre le l’ammontare totale di moneta locale che possiedono, vireranno verso assets più sicuri e stabili, come i metalli preziosi o monete estere più stabili (solitamente l’euro, il dollaro USA ecc.).

Da un punto di vista più tecnico, in un’economia c’è iperinflazione qunando i prezzi aumentano di più del 50% al mese, il che equivale ad un incremento annuo del 12,874.63%.

Per capire meglio il contesto e l’entità di un incremento di quel tipo, basta pensare che attualmente nelle maggiori economie mondiali, l’obiettivo in termini di tassi di inflazione è attorno al 2% annuo.

Per poter misurare correttamente l’inflazione, le autorità monetarie e i governi utilizzano il tasso d’inflazione, che è la variazione percentuale annualizzata di un indice dei prezzi (solitamente l’indice dei prezzi al consumo) nel tempo.

Gli indici sono formati da uno o più panieri di beni e servizi che sono considerati rappresentativi degli acquisti dei consumatori, e perciò sono considerati in generale rappresentativi del mercato.

Se per esempio, in un determinato lasso di tempo, quel paniere di beni e servizi vede un aumento dei prezzi del 2%, significa che c’è stata inflazione.

Gli indici vengono solitamente calcolati mensilmente o ogni trimestre, in base alle necessità specifiche delle autorità e istituzioni che necessitano di avere quel dato. I più utilizzati per il calcolo dell’inflazione sono, oltre all’Indice dei Prezzi al Consumo, anche l’Indice dei Prezzi all’Ingrosso e l’Indice dei Prezzi alla Produzione.


Le cause dell’Iperinflazione

L’Iperinflazione può avere numerose differenti cause, le quali sono tendenzialmente connesse alle cause dell’inflazione. Tuttavia, l’iperinflazione nella storia è stata causata per la maggior parte da un’eccessiva creazione di nuova moneta (eccessiva offerta di denaro), al fine di finanziare l’eccessivo deficit di bilancio dello stato, specialmente nei momenti di più grave crisi economica (depressione).

In economia con il termine depressione si intende un prolungato periodo in cui l’economia si contrae. Questo periodo può durare anni e tende a mostrare alti tassi di disoccupazione, un aumento delle bancarotte, ed un calo della produzione delle aziende unito ad una minore disponibilità di credito.

Per “rispondere” a questa situazione di difficoltà, le banche centrali tondono ad incrementare l’offerta di moneta, spingendo le banche commerciali a prestare di più ad aziende e consumatori. La speranza è che un aumento del credito porti ad un aumento degli investimenti da un lato e dei consumi dall’altro, aiutando l’economia a crescere e ad uscire dalla situazione di difficoltà in cui si trova.

Nonostante questo sia un provvedimento comunemente e largamente adottato in caso di rallentamento della crescita o di recessione, se l’aumento dell’offerta di moneta risultasse eccessivo rispetto alla rispettiva crescita nel prodotto interno lordo ( il valore aggregato, a prezzi di mercato, di tutti i beni e i servizi finali prodotti sul territorio di un Paese), possiamo assistere ad iperinflazione.

Il problema principale è che un aumento eccessivo nell’offerta di denaro rispetto all’aumento del PIL crea un circolo vizioso. Ovvero, dato che l’inflazione della moneta e l’inflazione dei prezzi crescono molto velocemente, la popolazione locale è poco disposta a conservare considerevoli somme di denaro in moneta locale, perchè perderà valore in breve tempo.

Perciò le persone e le aziende preferiranno spenderlo prima possibile, utilizzandolo per acquistare assets che hanno un valore intrinsico, oppure monete estere che hanno un valore più stabile.

Il problema in una situazione di questo tipo è che quando il flusso di denaro “accelera”, l’aumento dei prezzi fa lo stesso, questo vuol dire quindi che un aumento nel livello generale dei prezzi che risulta da questo meccanismo è più elevato rispetto all’aumento nell’offerta di denaro.

E’ importante notare che, nonostante l’eccessiva offerta di denaro è storicamente stata la causa principale dell’iperinflazione, un’altra causa molto comune sono gli shock di offerta, i quali sono associati a eventi particolarmente drammatici come guerre, disastri naturali, o instabilità politica.


Effetti dell’Iperinflazione

Nonostante gli effetti dell’iperinflazione potrebbero sembrare simili a quelli della “semplice” inflazione, non lo sono. Infatti, i principali problemi legati a questo fenomeno sono la violenza con cui colpisce e la distruzione che crea, a causa della sua veloce azione.

Quando un’economia si imbatte in un periodo di iperinflazione, dato che l’inflazione diventa peggiore ogni giorno, le persone tenderanno naturalmente ad accumulare quante più merci possibile. Questo è causato dalla paura diffusa che gli stessi beni vedranno il loro prezzo aumentare drasticamente anche in pochi giorni, oppure rischierebbero addirittura di non essere più reperibili.

L’accumulo compulsivo di beni porta ad una situazione di scarsità, sia per i beni durevoli che per quelli non durevoli. A questo punto, quando anche i beni di prima necessità diventano difficili da trovare, l’economia si sgretola e cominci a “cadere a pezzi”.

L’iperinflazione spazza via il potere d’acquisto dei risparmi di tutte le persone e scoraggia qualsiasi tipo di investimento. In una situazione di questo tipo, quando la moneta nazionale diventa pressochè inutile, gli attori che operano nell’economia, come anticipato nei capitoli precedenti, adotteranno altre forme di denaro più stabile.

In alcuni casi, dove il governo non è in grado di riformare la propria moneta, può venire legalizzato l’utilizzo di altre monete straniere per le transazioni interne. Questo può permettere agli operatori nazionali di cominciare ad acquistare merci dall’estero, rifornendo il mercato ormai carente anche dei beni di prima necessità.

Per esempio, durante la crisi di iperinflazione che ha recentemente colpito lo Zimbabwe, la moneta locale è stata sostituita nell’utilizzo quotidiano da altre monete più stabili, principalmente il dollaro USA e il Rand Sud Africano.

Un’altra cosa che comunemente succede nei paesi che si trobvano ad avere a che fare con l’iperinflazione è l’emissione da parte della banca centrale di banconote dai tagli estremamente elevati.

Uno degli esempi più noti di questo fenomeno è quanto accaduto nel 1923 nella Repubblica di Weimar, in Germania, dove durante l’iperinflazione che ha colpito il paese in quel periodo la Reichsbank ha emesso banconote con un valore nominale di 100 trilioni di marchi (100,000,000,000,000).

Questa era una misura necessaria per rendere più semplici le transazioni di tutti i giorni, infatti nel momento peggiore, un dollaro USA valeva 4 trilioni di marchi.

Germania 1923: Una donna brucia dei marchi Tedeschi per scaldare casa durante il picco dell’iperinflazione nella Repubblica di Weimar.

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